Milano Fashion Week: grandi debutti, eredità creative, continuità e nuove visioni sulle passerelle italiane
Scritto da Martina Gasparri – Foto di copertina Dolce&Gabbana FW26/27 – Credits Launchmetrics/Spotlight
Questo pezzo è stato scritto da un professionista e senza il supporto dell’IA
La Milano Fashion Week si è conclusa e questo è il momento di fare un bilancio, ripercorrendo gli istanti più significativi di un’edizione che potremmo definire, senza esitazioni, quella dei grandi debutti.
Sotto i riflettori delle passerelle milanesi sono andate in scena numerose collezioni capaci di inaugurare nuovi capitoli per diverse maison. Su tutti spiccano, Demna e il suo debutto alla guida di Gucci, e il ritorno di Maria Grazia Chiuri per Fendi.
Momento particolarmente emozionante in casa Giorgio Armani, dove ha visto la luce la prima collezione interamente firmata da Silvana Armani dopo la scomparsa dello stilista simbolo della maison. A rendere omaggio al designer è stata la voce intensa di Mina. Un parterre di top model di altissimo profilo delle front row con ospiti d’eccezione hanno animato gli show.
Gucci: il debutto di Demna sulle passerelle milanesi
La prima sfilata di Demna come direttore creativo di Gucci è sfrontata, provocatoria e allo stesso tempo sexy.
In passerella sfilano silhouette aderenti, sensuali e potenti che seguono le forme del corpo, linee ultra-skinny, mini dress e abiti lunghi avvolgenti con tagli audaci che rinnovano Gucci dando uno sguardo contemporaneo, a cui si alternano tailleur dal sapore anni 90 calibrati tra rigore e seduzione.
Non mancano leggins a vita bassa abbianati a T-shirt aderenti o micro giacche in pelle che lascia scoperto l’ombelico. Capi che vediamo declinati in vari modi, dal pizzo al jersey, passando per gli strass fino ai dettagli piumati.
Emily Ratajkowski, Vittoria Ceretti, Karlie Kloss e, per chiudere in bellezza, Kate Moss sono state le interpreti di questa sfilata che segna l’inizio di una nuova era per Gucci dove heritage e provocazione convivono in un nuovo manifesto estetico.
Prada: l’arte della stratificazione in passerella
Nella sfilata FW26/27, i designer Miuccia Prada e Raf Simons decidono di esaltare l’arte della stratificazione. Alla base della loro collezione, c’è l’idea di “vestirsi a cipolla”, per mostrare la trasformazione nel corso di una giornata attraverso gli abiti e come da un solo look si possono ottenere diversi outfit, solo aggiungendo o sottraendo un capo di abbigliamento.
I due designer ci hanno mostrato questo processo attraverso la loro scelta di far sfilare solo 15 modelle, tra cui Bella Hadid, e far indossare a ciascuno di loro 4 outfit diversi.
La passerella, essenziale e quasi industriale, mette l’abito al centro della scena come vero oggetto di indagine: nessuna distrazione, solo forma, costruzione e intenzione dove i materiali dialogano per contrasti (tecnico e prezioso, opaco e lucido) dando vita a una tensione continua tra funzionalità e desiderio.
Cappotti strutturati e gonne leggere in movimento creano un layering volutamente imperfetto dove viene meno la decorazione per lasciare spazio all’identità attraverso un guardaroba che non cerca di piacere, ma di affermare la propria presenza.
Il look indossato dalla minore delle sorelle Hadid a primo impatto sembra una combo composto da una giacca over e una gonna. Togliendo il capospalla, si scopre uno spolverino see-through con sotto un abito stampato. Non finisce qui, perché al di sotto, si nascondono una canotta e degli shorts.
Fendi: il debutto di Maria Grazia Chiuri e la sua visione alla direzione creativa della Maison
La sfilata di Fendi Fall/Winter 2026-2027 segna un momento di passaggio importante: il debutto di Maria Grazia Chiuri alla direzione creativa della Maison, dopo la sua lunga esperienza alla guida di Dior.
La Chiuri sceglie di mettere in primo piano silhouette e costruzione, lasciando che siano i volumi e i materiali a parlare, anche attraverso una palette sobria e pragmatica dove il nero è il colore dominante, accompagnato da tocchi di bianco, beige e raramente accenti più rari.
Il guardaroba immaginato dalla stilista è trasversale, costruito su un tailoring essenziale che si intreccia con elementi più fluidi e romantici, come pizzi, trasparenze, seta, creando un un equilibrio tra rigore e leggerezza. Non dimentica, però, il patrimonio della Maison: shearling, lavorazioni a intarsio, capispalla ribadiscono il DNA artigianale di Fendi.
Con l’utilizzo di questi materiali d’archivio, crea una collezione dove il lusso è pensato per durare nel tempo.
Armani: il debutto in solitaria e l’eredità creativa del re della moda
La collezione Autunno/Inverno 2026–2027 di Giorgio Armani segna l’inizio di un nuovo capitolo per la maison. A firmarla è Silvana Armani, che raccoglie l’eredità creativa della casa dopo decenni trascorsi accanto al fondatore. La sfilata non vuole imporsi come una rottura, ma dare continuità riaffermando i codici Armani e reinterpretandoli con sensibilità contemporanea.
Il cuore della collezione resta il tailoring, da sempre linguaggio centrale della maison, qui in versione più fluida. Le giacche hanno meno rigidità, i pantaloni si allargano e cadono morbidi sul corpo, mentre cappotti e capispalla si muovono con naturalezza e avvolgono il corpo.
La palette rimane fedele: grigi stratificati, blu profondi, beige luminosi e tocchi di bordeaux rendono la collezione sofisticata e misurata dal punto di vista cromatico. I materiali come flanella, cashmere, crêpe e velluto, creano sovrapposizioni morbide e giochi di texture coerenti con l’idea di eleganza che da sempre definisce Armani: una presenza forte, ma mai ostentata.
Più che un nuovo manifesto stilistico, la collezione appare come una riflessione sulla continuità. Silvana Armani dimostra come l’identità della maison possa evolversi senza perdere la propria essenza e la propria idea di eleganza, da sempre forte, sofisticata, mai eccessiva e ostentata che attraversa il tempo e le stagioni.
Dolce & Gabbana: DNA storico del brand e continuità stilistica sfilano sulle passerelle
In una stagione dominata da cambiamenti creativi e sperimentazioni da parte di molti brand, Dolce & Gabbana, per la collezione Autunno/Inverno 2026-2027, ha fatto la scelta opposta, puntando su un concetto semplice e potente: rafforzare i codici che negli anni hanno costruito l’immaginario del marchio.
“Identity” è il nome della collezione ed è una dichiarazione forte e chiara che guarda direttamente al DNA storico della maison. Il risultato è una collezione che appare quasi come una sintesi dei momenti più iconici della loro estetica con un forte richiamo agli anni Novanta, un periodo fondamentale per la storia del brand.
Tessuti come pizzo, velluto e chiffon costruiscono un’estetica profondamente sensuale, mentre corsetti, bustier e dress evocano l’iconografia della lingerie trasformata in abito da sera. È una sensualità mediterranea che richiama la donna siciliana: forte, seducente e consapevole della propria presenza.
Accanto a questo immaginario femminile si inserisce un altro elemento centrale della collezione: il tailoring maschile. Blazer strutturati, completi gessati oversize e camicie bianche con cravatta introducono un contrasto evidente con la delicatezza dei materiali lingerie. Spesso i due mondi si incontrano nello stesso look: un corsetto di pizzo sotto una giacca maschile o un abito trasparente abbinato a un cappotto sartoriale.
Questo dialogo tra forza e sensualità crea una tensione stilistica che attraversa l’intera collezione FW26/27 che appare, dunque, come una collezione di consolidamento più che di rottura. Ribadiscono la propria identità in modo chiaro e riconoscibile, dimostrando che anche il ritorno alle proprie radici può diventare una dichiarazione stilistica forte.
Roberto Cavalli: la visione di Fausto Puglisi
Fausto Puglisi, direttore creativo della maison Roberto Cavalli, ha presentato una collezione Autunno/Inverno 26/27 con un impatto visivo forte e concettuale.
“Nero carnale” ruota attorno al colore nero, elemento centrale nelle sue molteplici sfumature che racconta un’estetica intensa e concettuale dove i capi sono dominati da riflessi scuri e luminosi allo stesso tempo.
Il tradizionale linguaggio della maison viene reinterpretato in modo più sofisticato mandando in passerella abiti in chiffon, chemisier in seta con dettagli in velluto, gonne con crinoline e look in pelle che riflettono la luce, a cui si aggiungono materiali iconici del brand come pitone e jacquard.
Il denim viene reinterpretato con lavorazioni e stampe artistiche, tra cui motivi floreali ispirati alla pittura di Caravaggio.
La proposta del brand italiano appare, dunque, magnetica e potente in un mix di glamour, sensualità e sperimentazione visiva.
Ermanno Scervino, Bottega Veneta, Max Mara e Tod’s: la continuità stilistica portata sulle passerelle milanesi
Ermanno Scervino ha celebrato la femminilità con tessuti ricchi e lavorazioni artigianali, con silhouette eleganti e una palette sofisticata dove tonalità neutre e decise si alternano. La maison fiorentina ha confermato il suo approccio sartoriale, reinterpretato con un’estetica moderna e dinamica.
Bottega Veneta ha portato in passerella una collezione legata all’identità del marchio: lavorazioni in pelle unite alla loro tipica artigianalità e a linee essenziali. La sfilata ha reso omaggio al savoir-faire della maison, valorizzando una visione del lusso discreto ma estremamente contemporaneo.
Max Mara non si allontana dai tratti tipici del brand e ribadisce l’eleganza minimalista. Linee pulite e palette con colori raffinati hanno definito una collezione volta ad una donna forte e contemporanea dove raffinatezza e funzionalità si fondono.
Tod’s ha presentato una collezione che esalta il concetto di “quiet luxury”: materiali pregiati e lavorazioni artigianali che mettono in luce la grande tradizione manifatturiera italiana.
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